Un racconto, "Il correttore di bozze"

Tecnica mista

Il correttore di bozze

Stava per andare in pensione, quello era il suo ultimo giorno da correttore di bozze. Come tutte le mattine si ritrovò davanti allo specchio per sistemarsi cravatta e camicia, per essere presentabile anche sotto il grembiule, diceva. Quante volte, ormai, aveva fatto gli stessi gesti! Specchio, appendiabiti, chiavi, scale, fermata dell'autobus. La porta dell'azienda, il sorriso della segretaria di turno, schiere di impiegati indaffarati che rispondevano frettolosamente al suo saluto accennato, il grembiule per preservare i vestiti dall'inchiostro fresco. Era mattiniero, ma non per scelta: per quarantadue anni aveva dovuto visionare ogni mattina la prima uscita di tipografia, e quelli sì che erano mattinieri!
Ne aveva visti di tipografi, in quarantadue anni. Quarantadue! Si ripeteva quella cifra quale fosse un biscotto, un rotondo bonbon da assaporare pian piano aspettando nel freddo quando sarebbe ritornato a casa. Eh sì, ne aveva visti parecchi! Si passò la spazzola tra i capelli ormai radi. Fai presto, si disse, mica puoi arrivare in ritardo questa mattina!
Ciononostante indugiava davanti allo specchio. Ne aveva viste tante, nel corso di quegli anni: quarantadue! E di errori, di errori, quanti ne aveva visti? Errori come fiori di maggio e come nevicate a gennaio. Errori come montagne e come discese ripidissime. La foresta dei segni per il tipografo a margine, i foglietti da appunti. I punti di domanda... E nulla, nulla sfuggiva al suo occhio vigile, un segno rosso qui, un segno blu lì.
Eh, la gente vuole scrivere, vuole diventare famosa, ma non sa mettere insieme quattro parole! Dentro di sé disprezzava questi scrittorucoli, questi parolai, questi mestieranti da strapazzo che gli toccava leggere di giorno in giorno, ma nessuno avrebbe mai sospettato che dietro la grigia obbedienza aziendale il correttore di bozze nascondesse un cuore violento.
Poter cancellare con un frego in rosso tutta una pagina! Poter rimandare all'autore un pezzo mal scritto con un commento sprezzante! Accartocciare un foglio atrocemente martoriato dal tipografo appena arrivato! Sono gioie, sono soddisfazioni! Mai, mai aveva alzato la voce, mai aveva osato uscire dai rigidi schemi che il titolare gli aveva sciorinato il primo giorno di lavoro. Qui siamo in una piccola azienda, non siamo in una grande casa editrice: campiamo dei bisogni dei nostri clienti, che serviamo con misura e discrezione. Misura, discrezione! E allora, via quella correzione, via quel segno sotto quel periodo, via quell'espressione di scherno da questa faccia che stamattina non si sposta da questo specchio! Una ripetizione, si disse macchinalmente, sarà voluta?
Guardò l'orologio e vide che era tardi, ma rimase fermo dov'era. Era stanco, quella mattina. In ufficio avrebbe lavorato fino al primo pomeriggio, poi sarebbe passato dalla sala delle riunioni, il direttore gli avrebbe stretto la mano e i colleghi gli avrebbero fatto i soliti discorsi: beato te, vai in pensione, ora puoi rimanere a letto quanto ti pare, bla bla bla. Una croce su queste frasi cretine. Non aveva proprio voglia di andare in ufficio, oggi.
Lasciare il lavoro a metà, questo sì gli spiaceva. Non gli era mai piaciuto interrompere una sua revisione, la sera metteva i fogli sotto il vecchissimo dizionario sfilacciato per ritrovarli, un po' ansioso, identici la mattina dopo. Quando si era ammalato -poche volte, poche, in verità- si era molto turbato nel vedere che qualcun altro aveva continuato il suo lavoro. Certo non era insostituibile, lo sapeva bene, ma aveva la certezza che nessuno sapesse svolgere il suo lavoro come lui. Non leggeva mai niente delle cose che uscivano dall'azienda: non conosceva i libri finiti, i dépliant, le locandine stampate per i clienti, ma quando tornava da una malattia si ritrovava a vagare per i corridoi in cerca di quanto si era perso. Leggeva furiosamente, questo era vero, ma nel privato: le grandi opere prese a fascicoli, i classici, le riviste famose, con voluttà e rapimento, e se trovava un errore a casa segnava la pagina, furiosamente.
Coraggio, è veramente tardi! Non puoi arrivare tardi stamattina! Domattina il tuo posto sarà preso da un nuovo assunto, le sue matite nel tuo cassetto, i suoi gomiti sopra il tuo tavolo e più nessuno ricorderà che specie al plurale non fa specie che il congiuntivo non è l'ultima forma di influenza virale di questa stagione. I giovani, che ne sanno? Studiano, studiano e poi, quando devono mettersi a scrivere, se ne escono con certi orrori... Ne aveva visti tanti, in quarantadue anni, cadere in un periodo ipotetico! Frugò nelle tasche dei pantaloni, trovo quello che cercava. Con un segno blu - il più grave, l'inappellabile! - cassò la sua faccia dallo specchio e uscì.

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