Note di testa, note di cuore (3)

Caprifoglio

Quando pensi al caprifoglio, arriva l'estate. Arriva in pieno con le sporte di paglia, la sabbia intorno ai calcagni, un'eccitazione diffusa, una festa, un presagio, un'attesa. E quando arriva, arriva anche il caprifoglio. Se lo pensi fa estate e quando arriva è già estate. È così, pensare alle cose le porta vicine, ma quando le vedi le tocchi le odori, le cose pensate sono vere e migliori, si impongono. Lo stesso è del caprifoglio. Questo profumo ristora e restaura la memoria di un tempo felice, immobile, svagato se vuoi, ma vuoto di noie, perfetto nella sua graziosa serena innocenza, è un lieve sentore arricciato, giallino, emerso dai tralci volubili, che allaccia, è sinuoso, ti segue nel mezzogiorno riarso e nell'arsura della sera. Il caldo si appiccica addosso facendosi umore intorno ai polmoni, sciaborda, sciaguatta irritante, ti sfianca e accanto all'odore di cocco, di sale di sassi arroventati, dentro, appoggiato su un muro cancello o rete che sia, ancora il caprifoglio. E le lucciole, a volte. Le lucciole vivono nel caprifoglio come le api nel miele e la fiducia negli animi giovani o, meglio, vivono nella madreselva, che poi è ancora il caprifoglio ma il nome è la cosa e così fa materno e silvano, infatti lo è. La madreselva alleva le lucciole nei boschi, intorno ai centri abitati, nell'ampio vuoto della notte che riverbera le stelle del cielo negli occhi accesi e negli insetti che della luce fanno il centro della loro vita, pur non sapendone il senso. Che senso avrà mai dar luce in mezzo alle tenebre? Si fa perché così è, arcobaleno dopo un temporale, pace dopo un litigio ed estate dopo l'inverno. Questo le lucciole ignorano e lo ignorano gli uomini, forse, ma il caprifoglio lo dice di bella stagione in bella stagione, spargendo materna silvana serena freschezza a chi la vuole e a chi non la cerca. Perché così è, così si fa.

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