Note di testa, note di cuore (1)

Assenzio

E viene l'ora di andare incontro all'assenzio: si è fatto tardi, lui non aspetta, lei se ne andrà, ancora. Qualcosa però emerge da dietro le dune e già l'aria vibra di carni da perlustrare - sembra che danzi muovendo le anche, il tuo desiderio, è fuori del tempo né ha voglia di rispettare gli ipocriti. Ti fruga, ti svuota, ti scuote, ti lascia abbattuto, stracciato, furioso, sei un fascio di nervi, un fascio di segni, di legni, una prora di nave, sei pronto a salpare per dove, per dove? Trovarlo, un approdo, nell'ombra di cipria, di giada, carpirne il mistero, una volta per tutte, guardando, soffrendo magari, ma almeno sfiorarlo, quel polso di sabbia, di marmo, di palpitazione! È dunque che cosa?

Anfotero, androgino, il sogno perfetto del perfetto gemello: amabile, aperto, un languire solerte sotto veli di talco e malia. E che importa se quella che baci sia pelle di uomo o di donna? Importa, sia chiaro, che è uomo ma invece poi è donna, oppure che certo sia donna ed invece è un uomo. Ti acquatti, di un balzo gli monti sul petto, le baci la schiena, aspetti che l'acqua ti invada le pelvi oscurando la mente. Toccare. Godere, sparire. Oppure: sentire. Sentire che in fondo al tripudio dei sensi c'è un altrove che chiama, allargarsi, vibrare. Planare al di sopra di un mondo che si torce le mani, non osa, non posa, non sa: vederci la pace, chiamarla col nome di anima, spirito, amore e con la risacca tornare a se stessi, leggeri, svuotati, completi.

Indugiare. Svegliarsi un mattino dopo che il cielo ha lavato tutte le colpe, senza. Senza colore, senza dolore, senza torpore, senza sapore, senza più sensi, senza scompensi. Senza durezza, senza amarezza, senza mitezza e senza asprezza, senza più odiare e senza amare. Senza complessi, senza insuccessi, senza progressi né compromessi, senza più sbagli, senza bersagli. Senza parlare, senza pensare, senza salvare o condannare, senza credenze, senza licenze. Senza volere, senza sapere, senza parere, senza potere: stare. Nell'essere perfetto di se stesso stare. Senza, senza, senza, senza, senza...

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