Ministorie - 3

C'era una volta una donna che di lavoro creava le stelle. Erano ormai moltissimi anni che aveva la sua piccola attività in una mansarda e lavorava di notte, china sul suo prezioso lavoro di fino. Lavorava con l'ago e ricamava le stelle ovunque ce ne fosse bisogno: sulla carta da regalo e sulle spalline dei militari, sui dialoghi delle chat quando non si volevano dire parolacce e sui corpetti delle dive del cinema per una parata sopra i tappeti alle serate di gala, sulle. Aveva una passione per le stelle dentro gli occhi degli innamorati ma di quelle non aveva più molta richiesta, andavano molto di più gli arcobaleni fabbricati in serie, un prodotto tutta apparenza e poca sostanza, e i lucchetti.
Ormai vicina alla pensione, aveva visto cambiare i clienti e le mode, ma ancora poteva contare sui grandi classici: era sempre indaffaratissima per la notte di San Lorenzo e le sere prima della notte di Natale faticava a terminare gli ordini. Un giorno, o meglio una notte – perché, l'abbiamo detto, a ricamare le stelle si riesce solo di notte, di giorno c'è il sole, la tremula luce delle stelle si perderebbe dentro i riflessi dell'ago, la donna pensò che sarebbe stato bello se avesse potuto vedere cosa ne era stato di tutte le stelle che aveva cucito negli anni della sua attività. Così aspettò la mattina dopo, comprò un biglietto del treno e andò a vedere il suo primo lavoro. Di notte, naturalmente. Erano la stella di latta di un bimbo che aveva voluto fare il cowboy, un lavoro semplice ma di effetto – si sa, coi bambini è tutto più facile.
La trovò sporca e ammaccata, gettata di lato tra un quaderno e una buccia di banana, inutile, brutta. Provò ad andare a vedere le stelle che aveva creato per i fuochi di un capodanno di trent'anni prima, stelle di prima categoria per un evento di prima categoria ma non fu capace di trovarle: anche alla luce del giorni erano rimasti solo dei mozziconi abbrustoliti che pendevano radi in mezzo ai rami di un albero storto. Provò con le stelle di un lampadario all'entrata del grande teatro ma non era stagione di eventi teatrali e non la fecero neanche entrare. Andò a vedere la stella che le aveva richiesto un produttore per una bella ragazza che aveva intenzione di lanciare nel mondo del cinema ma trovò solo qualche bella parola, un viso sfiorito e tanti ricordi. Decise allora di tornare a casa e di buttare tutto il filo che le era rimasto: a chi servivano stelle, le sue belle stelle se poi tutte diventavano vecchie e inutili?
Ma mentre lanciava dalla finestra della mansarda ogni più piccolo resto di filo per non avere più la tentazione di ricamare ancora qualcosa, una matassina rimase impigliata nell'erba dell'aiuola sotto casa. Rimase lì a rilucere nell'erba, un po' intermittente ad ogni sospiro del vento, senza sapere che sarebbe potuta diventare una stella. Era di estate e piano piano intorno al filo per stelle ritornarono le lucciole.

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