Ministorie - 2

C'era una volta un uomo che si occupava di code di gatti. Ne aveva raccolte a bizzeffe: code di gatti di strada, code di gatti di razza, code impennate di rabbia e code discretamente ondulate che accarezzavano terra, regali. Le teneva tutte nel suo taccuino, con data, ora e luogo dell'avvistamento, lunghezza approssimativa, taglia, colore e, soprattutto, carattere. Dal carattere della coda si faceva un'idea del posto perché a lui, dei gatti, non importanza nulla, ma della coda poteva raccontarti com'era di umore, che disegno avevano i peli, se era stato un anno di magra. I gatti non li notava ma aveva un occhio eccezionale per scovare le code, ne aveva catalogate a migliaia durante i suoi viaggi attraverso gran parte di Europa, Asia, America e perfino Australia. Al Polo no, non c'era mai stato perché lì code non se ne potevano trovare. Quando tornava gli amici gli chiedevano cosa avesse visto e lui rispondeva: “Cosa, la Torre di Londra? Mi pare di sì, ci ho incontrato una coda di taglia eccezionale, aveva un che di marziale, mi ha ricordato di quella volta ai piedi della Grande Piramide. Niente a che vedere con quella coda spelacchiata che ho visto a Roma, una delusione, non ci sono più le code di una volta.” Durante un suo viaggio nelle isole del mare di fronte all'Irlanda incontrò un gatto e per la prima volta non lo vide. Il gatto gli si parò innanzi, forse in cerca di cibo. Gli girellò intorno per qualche minuto: lui niente. Gli si mise tra i piedi mentre l'uomo era intento a cercare con gli occhi il pontile dove era appena sbarcato: lui niente. Tirò innanzi e continuò la sua ricerca: niente da fare, su quell'isola non 'cerano gatti, Sconsolato tornò a casa, cancellò con un tratto rabbioso il nome dell'isola di Man dal suo elenco di luoghi di caccia interessanti: no, non c'erano code, sull'isola.

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