Lo spazio tra il silenzio

Copertina libro

Lo spazio tra il silenzio

Le storie dei libri che scriviamo sono le storie dei nostri percorsi di vita. Non sempre ciò che ci accade finisce esplicitamente in un libro ma tutto contribuisce a fare di un libro ciò che è. Il mio libro “Lo spazio tra il silenzio” non sfugge a questa condizione. Nato in un periodo in cui ero bloccata in casa per una rovinosa caduta durante un’affannosa sessione di pulizia in casa, questo libro ha risentito del clima di raccoglimento in cui mi sono trovata per lungo tempo.

È un libro strano, lo ammetto, composto come un brano di musica piuttosto che come uno scritto, che vuole mettere insieme tante, forse troppe cose, come mi è stato fatto notate dal mio lettore critico di fiducia, Dario Rivarossa, il Tassista Marino. Ciononostante non avrei potuto scriverlo diversamente e anche ora lo scriverei così, come una lunga melodia che si allontana e si riavvicina dal nucleo tematico a più riprese, con rimandi interni, echi e digressioni che si intrecciano a descrivere un possibile percorso simbolico tra i segni di interpunzione. Sì, anche la punteggiatura vive di vita propria e vibra e parla con il linguaggio dei segni e rimanda ad altro. Un altro silente e recondito, riposto, là dove non ci aspettiamo di trovare nulla e dove invece troviamo stelle e pianeti e l’universo mondo, quando prendiamo il coraggio di fermarci ad ascoltare.

Sì, questo piano di realtà si sgretola in mille faccette cariche di significato, quando prendiamo il coraggio di fermarci ad ascoltare, e tutto diventa importante, anche un segno di punteggiatura, anche una pausa, anche un silenzio e più ascoltiamo più significato troviamo, in questo silenzio. E quando questo silenzio viene trasformato in parole perché possa essere comunicato, si perde, inevitabilmente, parte della sua carica di significazione, perché ciò che viene detto esclude necessariamente quanto non si riesce a dire, mentre nel silenzio c’è spazio per tutto.

Per cercare di rendere la rotonda pienezza che ho trovato nel silenzio, ho cercato di costruire un percorso logico ma invisibile, evocativo più che descrittivo, che apparentemente ha a che fare con la più umile tra la materia letteraria, la punteggiatura, appunto, mentre invece esplora il percorso della sequenza caldaica dei pianeti, che in alchimia descrive la grande opera di trasformazione e purificazione dell’essere umano. Ritrovare questo percorso alchemico nella punteggiatura non è stato così semplice ma non ho dovuto fare ricorso ad astruse forzature per procedere: come sempre accade quando ci si mette davvero in ascolto, le cose giungono a noi già pronte. Prima di cominciare a scrivere, sapevo che ci doveva essere un collegamento tra il carattere dei pianeti e la punteggiatura, ho solo dovuto scoprire quale fosse. Come sopra, come sotto, dice la Tavola Smaragdina, il più sintetico tra i testi fondanti dell’alchimia, e così è stato.

Finora questo libro non ha avuto fortuna e non è detto che ne abbia in futuro. A dire la verità, anche a costo di sembrare altezzosa, posso affermare che poco me ne curo, perché il compito di chi scrive è scrivere; ciò che accade a un libro, una volta scritto,, esula dalle sue competenze e possibilità. Così, senza rimpianti, senza rimorsi, affido questo libro al mondo: se è destino che qualcuno lo legga, avverrà così.

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